Al via il tour italiano di Atse Tewodros Project con il nuovo progetto “Maqeda”

Torna a in Italia  Atse Tewodros Project con il nuovo progetto Maqeda che  sta portando gli otto artisti del gruppo in 5 città italiane (12/6 Parma, 15/6 Forlì, 19/6 Bologna, 23/6 Verona e 25/6 Nonantola) con i nuovi brani realizzati in un tandem artistico tra Etiopia e Italia.

La data di Bologna (19 giugno ore 21.15 al parco del Cavaticcio) rientra nel programma di concerti organizzati dal Locomotiv per il Biografilm Festival ed è inserito nel cartellone di BolognaEstate.

Sul palco ad accompagnare la voce di Gabriella Ghermandi saranno Fabrizio Puglisi (piano), Endris Hassan (masinqo), Camilla Missio (basso), Abu Gebre (washint), Tommy Ruggero (batteria), Antheneh Teklemariam (krar), Misale Legesse(kebero).

Gabriella Ghermandi, leader del gruppo, ha trascorso il mese di aprile in Etiopia alla ricerca di canti femminili tra alcune etnie del sud recuperando parole e sonorità che entreranno a far parte del nuovo repertorio di Atse Tewodros Project: le polifonie del coro delle donne di Dorze, i canti Borana eseguiti sulle rive dei laghi vulcanici della Rift Valley, l’omaggio alla forza e alla determinazione delle donne scritto nell’antica lingua usata dai Goffa registrato a Sawla.

Il prezioso materiale raccolto durante il viaggio da Addis Abeba alla Valle dell’Omo e altri brani originali, scritti appositamente per il progetto Maqeda, sono stati rielaborati dal gruppo insieme a compositori delle etnie stesse in una rivisitazione moderna, nel rispetto della tradizione. Il nuovo repertorio ripercorrerà quindi in chiave musicale il viaggio intrapreso questa primavera dalla Ghermandi, partendo dal brano Lucy/Dinqenesh che scava alle origini dell’umanità con un omaggio al primo esemplare di Australopitecus afarensis ritrovato in Etiopia nel 1974, non poteva poi mancare una dedica alla Regina di Saba, ispiratrice del progetto.

DATE E DETTAGLI

> 15 GIUGNO – FORLì
Festival “Le Cantantesse”
Piazzetta della Misura
in caso di pioggia
Sala Santa Caterina

> 19 GIUGNO – BOLOGNA
BIOGRAFILM PARK – Bio Parco
Parco del Cavaticcio
Via Azzo Gardino

> 23 GIUGNO – VERONA
Festival Cantieri dei Mondi Nuovi
parco di Villa Buri
Via Bernini Buri

> 25 GIUGNO – NONANTOLA
Giardino Comunale Perla Verde Via Marconi 13
in caso di pioggia Teatro Massimo Troisi
Via Rimembranze 8

La storia di Manikarnika raccontata da Hardeep Kaur durante i laboratori di Nonantola

In India c’è una città che si chiama Jhansi, in Uttar Pradesh. Lì c’era una ragazza di nome Manikarnika, nata nel 1828. Era una ragazza molto forte. Non le piaceva il modo di governare della Compagnia britannica delle Indie, per questo litigava sempre contro gli inglesi. Dopo il 1842 lei si è sposata con Gangadhar Rao che era il re di Jhansi. Dopo il matrimonio le hanno cambiato il nome in Rani Lakshmi Bai. Ma quando aveva solo 18 anni suo marito è morto per una malattia. La Compagnia britannica voleva approfittarne per occupare la città di Jhansi, ma Rani Lakshmi Bai, nonostante avesse un figlio piccolo, ha preparato un esercito di uomini e di donne e ha combattuto gli inglesi. Qualcuno dice che lottava con il figlio piccolo legato dietro la schiena e due spade nelle mani. La guerra è durata quasi tre mesi. Rani Lakshmi Bai è morta il 17 giugno 1858.

Rani Lakshmi Bai è la prima donna ad aver combattuto per l’India e la sua indipendenza. Ci sono molte statue che la rappresentano insieme al suo bimbo. Da lei ho imparato a non scappare davanti ai problemi, ma ad affrontarli e a litigare, se necessario, per risolverli. Hardeep Kaur (India)

Racconti dai laboratori di narrazione e serigrafia

Iniziamo a raccontare alcune delle storie narrate dai partecipanti ai nostri laboratori di narrazione e a quello di serigrafia. Storie e immagini sono raccolte nel libro realizzato a mano “Maqeda. Le nostre regine”.

Livia Bianca Nunes Correia Da Silva (Brasile)

La nonna Martinha è la persona più forte che ho conosciuto nella mia vita. Nel
2005 il papà è rimasto in ospedale per un anno perché aveva gravi problemi di
cuore. Mia mamma era sempre impegnata con lui. Io avevo 12 anni e andavo tutti
i giorni a trovarlo in ospedale. Quando tornavo a casa la sera, rimanevo insieme a
mia sorella dalla nonna. Anche la nonna era malata e aveva difficoltà a muoversi.
Prima di dormire, la sera, piangevo quasi sempre per paura che il papà non ce la
facesse. La nonna mi diceva che non dovevo aver paura. È sicuro che tutti noi un
giorno moriremo, ma non c’è bisogno di pensare sempre a questo e ci si può
godere la vita. E poi diceva che potevo piangere tranquillamente perché le lacrime
aiutano a calmare l’anima.
Anche la nonna aveva problemi di salute. Aveva fatto tante trasfusioni di sangue
negli anni Ottanta e per una di queste trasfusioni aveva preso l’epatite C che dopo
si è trasformata in cirrosi.
Anche se non stava bene e viveva in un’altra città, la nonna sapeva che io e mia
sorella avevamo bisogno di aiuto, per questo è venuta a vivere un anno con noi.
Quando mancava il cibo comprava il cibo per noi, quando mancava la luce
pagava le bollette per noi. Abbiamo passato un anno molto brutto e lei è stata la
nostra luce.
Poi il mio papà si è ripreso, è uscito dall’ospedale, invece la nonna è peggiorata e,
non avendo l’assicurazione, è stata ricoverata in un ospedale pubblico, uno dei
più brutti del Brasile. Secondo me lei si rendeva conto che sarebbe morta
quell’anno, ma era sempre calma, lucida e parlava con me perché sapeva che io,
a 15 anni, ero troppo giovane per rimanere sola con i miei pensieri.
La nonna è morta nel 2007. Mi ricordo ancora dei vestiti che avevo al suo
funerale. La mamma mi racconta che quell’anno piangevo sempre. È strano,
perché io non lo ricordo.

Terra rossa, piogge e montagne ci accompagnano a Sawla

Il 18 aprile partiamo da Konso per Ginka, ci fermiamo a Key Afer (Terra Rossa), attraversiamo le terre dove vivono  le popolazioni Zamay e Banna. Dopo la notte a Jinka partiamo per raggiungere Misikir a Sawla attraverso una pista che scopriamo interrotta dalle grandi piogge di questi giorni. Cambiamo itinerario e raggiungiamo Arba Minch per partire il giorno successivo per Sawla percorrendo la strada asfaltata che attraversa chilometri di coltivazioni di banane e distese di alberi di mango, per poi passare fiumi in piena e raggiungere le montagne fino a 3000 metri, foreste e coltivazioni di patate.

Arriviamo a Sawla dove Misikir ci attende per strada indossando una sfavillante giacca gialla impossibile non vederlo appena imbocchiamo l’ingresso del paese.

Qui Gabriella Ghermandi e Misikir lavorano a un nuovo brano per Maqeda, scrittto in lingua Goffa. Il titolo è “Baranche Tanzas” che significa “Il seno della madre” e racconta della forza e della determinazione delle donne.

In questo video  Gabriella e Misikir duettano passeggiando per le strade di Sawla

Le polifonie di Dorze

14 Aprile. Lasciamo Chitu con la consapevolezza del grande dono ricevuto dalle nostre nuove “Maqeda” con i loro canti, le loro storie e la loro compagnia.  Il nostro viaggio prosegue verso sud con un nuovo compagno di avventura, il cantante e compositore Misikir Baranche.

Arriviamo a Dorze nel giorno di mercato e veniamo travolti da un’incredibile varietà di colori, di volti, di profumi e di suoni. Misikir ci accompagna presentandoci a tutti con entusiasmo e anche qui troviamo una grande disponibilità e apertura. 

E’ proprio al mercato di Dorze che conosciamo Tzige, lei rappresenta le donne del villaggio e il coro femminile, andiamo nella sua casa e Gabriella racconta il progetto Maqeda, ci accordiamo per incontrarci il giorno successivo e provare insieme al coro polifonico alcuni canti della tradizione Gamo e il brano Machanai Boncho composto da Misikir  insieme Gabriella Ghermandi.

La mattina successiva tutto il villaggio attende il nostro arrivo e partecipa ai preparativi: le donne vestono gli abiti tradizionali, altre persone portano i tamburi e il krar che accompagneranno i canti, altre donne preparano una bevanda nelle zucche che prima dell’inizio dei canti viene condivisa da tutti. Gabriella si siede insieme a loro, noi piazziamo telecamere e registratore e quello che accade quando iniziano i canti è vera magia.

 

Prima tappa Rift Valley, tra i laghi Chitu e Shala

12 Aprile. Partiti da Addis Abeba, la prima tappa del nostro viaggio è nella Rift Valley, sulle montagne tra i laghi Chitu e Shala. Questo è uno dei luoghi dell’infanzia di Gabriella  dove andiamo per incontrare la comunità e raccogliere i loro canti, sotto di noi il piccolo lago vulcanico di Chitu accoglie migliaia di fenicotteri rosa che ci fanno compagnia con i loro suoni. Conosciamo Awyi, Fayne e Kemeru, donne Oromo di origine Borana migrata sul lago Shala molti anni fa, le tre ragazze cantano per noi alcuni barni tradizionali coinvolgendo anche un’anziana madre. Uno dei brani  dice “… io sono la bella dello Shala, ho già detto di no a due uomini, tu sei il terzo, vedi di girare alla larga” e ancora oggi viene cantato dalle donne alla luna piena e indirettamente rivolta a chi le ha chieste in sposa per rifiutare una proposta di matrimonio.

 

 

 

5 aprile: si parte per l’Etiopia

Una parte del progetto Maqeda prevede un viaggio in Etiopia alla ricerca di canti femminili tradizionali tra le etnie del Sud. Gabriella Ghermandi il 5 aprile è partita da Bologna insieme allo staff comunicazione del progetto che si occuperà della registrazione audio video del materiale.

Ci siamo fermate una settimana ad Addis Abeba dove oltre a preparare l’itinerario, incontrare alcuni compositori e musicisti, abbiam visitato il National Museum og Ethipia dove sono custoditi i resti di Lucy,   il primo esemplare di Australopitecus afarensis ritrovato  proprio in Etiopia, nella terra dove l’umanità ha avuto inizio. l suo nome in lingua amarica è Dinqinesh che significa “sei meravigliosa”.

Ed è proprio a Lucy/Dinqinesh che è dedicato uno dei nuovi brani composti da Gabriella e Alemayo Demke per il progetto Maqeda per raccontare alcune delle figure femminili più importanti della mitologia etiope.

Avviati i laboratori di narrazione

Mentre proseguono i due laboratori di narrazione previsti dal progetto Maqeda a Bologna: due incontri Sala Borsa, due alla Scuola delle donne Pilastro, venerdi 23 Marzo abbiamo avviato il terzo laboratorio a Nonantola, alla Scuola Frisoun, scuola di italiano per tutti.

Frisoun non è solo una scuola, è un luogo di incontro, di comunità, all’incontro infatti  c’erano migranti, persone del luogo di diverse età, bambini, adolescenti e adulti.

Anche questo laboratorio è stato avviato dalla narrazione di Gabriella Ghermandi, che ha intrecciato, come nei precedenti incontri, la sua storia personale con la storia della Regina di Saba.

 

STORIE DAI LABORATORI

Nonantola: “Io voglio fare la metalmeccanica. Voglio fare un lavoro con le mie mani”

Al termine della presentazione una giovane bengalese si è avvicinata a Gabriella e ha detto “Io voglio fare tutto, come hai detto tu” e poi si è messa a raccontare: “La mia famiglia è emigrata in Italia, a Nonantola. Siamo in tanti parenti qui. Sono venuta qui da piccola, con i miei genitori. Poi a 16 anni i miei nonni che vivevano in Bangladesh, mi hanno proposto un matrimonio combinato. Nessuno dei loro nipoti era sposato. Nessuno aveva accettato una loro proposta di matrimonio combinato, e io ho accettato. Mi sono sposata con un ragazzo, e sono stata fortunata, perché io piaccio a lui e lui piace a me. Però ci abbiamo messo tanto tempo a ricongiungerci, perché qui in Italia non ci si può sposare prima di 18 anni, quindi prima che lui arrivasse ho atteso alcuni anni. Poi lui è arrivato, e io pensavo che dal suo arrivo avrei avuto una bella vita, non avrei lavorato e si sarebbe occupato lui di tutto, ma poi ho capito, che erano sogni di una ragazzina. Sono diventata adulta, sono diventata mamma e dentro di me è nato il desiderio di lavorare, di essere partecipe alla mia famiglia in un altro modo. Io voglio trovare un lavoro, ma non un lavoro qualsiasi, di quelli che secondo le persone vanno bene per noi donne. Le mie mani sono fatte per avvitare, svitare, mettere assieme pezzi… io voglio fare la metalmeccanica. Adesso mi sono iscritta ad un corso che durerà alcuni mesi, per fare proprio questo. Poi farò uno stage in una azienda, e poi vediamo… . Io voglio fare questo. Questo lavoro con le mie mani”.

Pilastro: i racconti di Aminò e Nadia

Aminò, aiutata da Fulvia, nella rielaborazione del primo incontro ha scritto

“Io sono Somala.
Per venire in italia dalla Somalia sono andata in Kenia
Poi sono andata in Uganda
Poi sono andata in Sudan
Poi sono andata il Libia
Alla fine sono arrivata in italia.
Io spero
Io spero
Io spero …..”

Mentre Nadia ha detto:

La figura femminile che mi aiuta è mia sorella, lei mi dice sempre di fare ciò che voglio, ciò in cui credo, perché la vita passa in fretta, e quando nel futuro mi volterò indietro a guardare, non mi dovrò pentire. Lei si è sposata da piccola.